Ritorno….

Al ritorno dalle mie vacanze trovo che il mondo c’è ancora. Traffico, polemiche politiche, polemiche post-terremoto, polemiche sulla campagna affinché le donne approfittino della fertilità finché c’è. Insomma, ogni nauseabonda cosa è al suo posto. Ma Nicola S. no (Solo S per motivi di privacy). Non lo conoscevo bene; era più o meno un conoscente, con il quale condividevo qualcosa: la passione per la fotografia.

Alcune morti mi hanno fatto nuotare, lontano, lontano, fino alla boa ed oltre la boa; fino a sfogare tutta la rabbia. La morte di Borsellino, per esempio. Ricordo benissimo. Ero immersa nel mare di Sciacca e nuotavo piangendo. Ho continuato fino a non sentirmi più gli arti per il freddo.

E’ morto a poco più di quarant’anni Nicola. Solo. All’improvviso. Di infarto. Nessuno se n’è accorto fino al giorno dopo.. Lo shock è stato grande per tutti, familiari e amici. E per la sua cara C. (Anche qui, solo C, per motivi di privacy).

Ed io, da lontano, l’ho letta come un messaggio e come un segno questa morte. Qualcosa di questa morte mi ha parlato della necessità, a volte, di accettare uno sradicamento. Accettare e basta. Dalla vita, o più semplicemente da una vita, da una certa vita. Da un certo sé. A volte questa cosa arriva e basta. E non ci puoi ragionare. La morte matura in sordina.

Lo so che sono un po’ criptica. Parlo con me. Ma non solo.

Le religioni giudaico-cristiane, di cui sono impregnate la nostra cultura e tutte quelle mentalità che formano l’implicito del nostro vivere, sottintendono che l’identità personale è frutto della storia della persona: una storia che prosegue oltre la storia terrena, nella salvezza o nella dannazione che ne sono la conseguenza, l’epilogo eterno.

E se morire fosse un atto rivoluzionario? Se fosse lo staccare l’identità dalla dannazione della propria storia per renderla ALTRO, per renderla NUOVA?

Ora non parlo della morte fisica della quale non so nulla. Nessuno mi ha fatto una spiata. E non è un inno depresso all’auto-annullamento. E’ solo il prendere spunto, al termine di una vacanza che è stata una desiderata vacatio di attività e stordimenti vari, e che ho usato per fare un giro fra le mie storie (familiare, sentimentale, professionale, e così via….)… E’ solo un prendere spunto per interrompere la concatenazione degli eventi, per smettere di essere solo la concatenazione dei miei eventi.

La mia storia mi è cara, intendiamoci. Ma forse si può decidere di inventarsene un’altra.

Ringrazio Nicola per avermi aiutata a fare queste necessarie riflessioni e, da non credente, gli auguro di riuscire a inventarsi una bella morte, qualunque cosa essa sia.

Un ultimo pensiero va a C. Ti prego, lo so che non è facile, ma ama la tua storia e inventatene un’altra. Non diventare per sempre il tuo lutto. Forse i genitori sono troppo avanti negli anni per riuscire a non essere soltanto la loro tragedia, d’ora in avanti. Ma tu puoi.