Prime riflessioni su humansofsicily.photo

Riporto quanto ho appena pubblicato su humansofsicily.photo di cui sono una dei fondatori.

Humans of Sicily Photo nasce dall’iniziativa di un gruppo di amici e fotografi che hanno voluto mettersi alla prova e mettere alla prova il vasto mondo della fotografia siciliana; non tanto sulla qualità fotografica – (anche ovviamente! Quest’ultima resta sempre il fine ultimo) – quanto sulla capacità di collaborazione e interazione creativa che possiamo essere capaci di mettere in atto. L’idea che ci ha ispirato era quella di una costante, sincera e sempre educata e costruttiva critica reciproca, affinché questo esperimento collaborativo ci portasse nel tempo ad un miglioramento del nostro approccio con questa straordinaria forma espressiva. Prima di indicizzare e pubblicizzare il sito, invitando alla partecipazione, abbiamo trascorso alcuni mesi a confrontarci sul concetto di Humans. Domande come: “Questo lavoro secondo te è humans?” sono state all’ordine del giorno tra di noi. Poi, recentemente, abbiamo capito che proseguendo così rischiavamo l’auto avvitamento. E abbiamo deciso di partire.

Partire è sempre un rischio. Nel caso specifico rischiamo l’amatorialità laddove desideravamo l’autorialità. Ma credo che questo rischio fosse un rischio calcolato, nel senso che abbiamo fin dall’inizio deciso di porre l’accento sul processo più che sui risultati immediati. Le foto postate dai partecipanti dovrebbero sempre essere seguite da una serie di commenti critici che, come in una lettura portfolio pubblica, possano servire al fotografo che le ha inserite così come a tutti i lettori. Dovremmo veramente fare lo sforzo di analizzare i perché del gradimento di un’immagine o, meglio ancora, di un lavoro fotografico, e i perché del mancato gradimento, abbandonando la cattiva abitudine, ereditata dallo stile di interazione dei social network, di esaurire il tutto in un “Bella!!!!!”, “Mi piace”, “Fantastica!!!!”, e di astenersi del tutto quando una cosa non ci convince. Solo così, e nella quantità dei lavori dei partecipanti che devono ancora crescere e crescere…, potremo trovare la qualità e l’autorialità e giungere al nostro primo traguardo che, come si dichiara nel Manifesto fondativo, potrebbe essere un libro.

Tra i fondatori di Humans si sono manifestate visioni diverse riguardo al metodo con cui procedere. Qualcuno ha sostenuto che per costituire MODELLO ALTO per chi si avvicina e chiede di partecipare avremmo dovuto avere una Galleria di lavori eccezionali o almeno molto buoni. In maniera che questo sortisse da parametro di riferimento, ideale a cui tendere…

In tutta onestà, tra le cose postate, forse l’eccezionale non c’è. Come avrete potuto notare, il sito presenta una Galleria in cui dovrebbe confluire il meglio di tutto ciò che viene postato e che in un primo momento finisce sotto il menù Contributi. Bene, è probabile allora che svuoteremo, in questa fase iniziale, la Galleria, ripartendo da zero. E mettendo in primo piano invece queste ed altre future riflessioni verbali. I Contributi continueranno ad essere raccolti e in una fase successiva verificheremo se tra ciò che è arrivato ci sono cose veramente meritevoli.

Su una cosa ci siamo trovati d’accordo: che Humans non può e non deve essere considerato come un fine ma come un mezzo. Cioè? Non si può pensare, se si tende a qualità e significatività, di leggere il Manifesto, farsi un’idea di quali temi rientrino in Humans, uscire, fare quattro o dieci foto, tornare a casa e metterle sul sito. Non si tratta di svolgere un compito ad hoc. Al contrario noi vorremmo raccogliere fotografi che stiano perseguendo una loro ricerca fotografica e che periodicamente ce ne regalino una suite.

Anna Fici

P.S: firmo questo articolo perché credo nella collaborazione, non nella spersonalizzazione. Si era discusso se lasciarli anonimi o meno. Io credo di volermi assumere la responsabilità delle mie convinzioni, senza nulla togliere al piacere del cooperare per un fine comune.