Effetto di posizione e disposizione – Sul figlio di Totò Riina

Come ho detto ai miei studenti proprio durante l’ultima lezione di Sociologia, volendo spiegare loro la dinamica cognitiva del pensiero ideologico, l’ideologia, a differenza di un credo o di un qualsiasi sistema di valori, pretende di poter dimostrare la propria legittimità e fondatezza, attraverso ragionamenti parascientifici.

Con una metafora spaziale, se io sono nata e cresciuta al vertice di un parallelogramma di quattro lati, e non me ne sono mai allontanata, descriverò l’ambiente in cui vivo come un rombo perché da quella posizione vedrò un rombo. E pretenderò di poter dimostrare agli altri che si tratta proprio di un rombo. Se io invece nasco e cresco lungo uno dei lati del parallelelogramma che supponiamo essere un rettangolo, sosterrò che il mio ambiente di vita è rettangolare, con eguale convinzione.

Quindi il figlio di Riina, che non ha nemmeno frequentato la scuola con gli altri bambini, è forse stato indotto a guardare e giustificare il mondo, il suo mondo, a partire da quella posizione, ben radicato in quella posizione. Peccato però che siamo in un’epoca in cui i media vecchi e nuovi suppliscono ai viaggi, alle esperienze “altre”.

Si può ancora giustificare una persona che sa degli omicidi, delle stragi del padre e dei suoi amici e però dice che la mafia non sa definirla? Che è tutto e niente? Che non può riconoscere la vittoria dello Stato perché gli ha tolto suo padre? E questo senza pensare ai tanti padri che suo padre ha ucciso o fatto uccidere?

No. Non può trattarsi di un povero ingenuo, che ignora la realtà. Durante l’intervista, parlando del libro, gli è scappato un plurale: “Abbiamo scritto questo libro…”

“Abbiamo…”. Lui e chi? Chi c’è dietro? Che operazione è? Viviamo in una società morbosa. E questa è l’operazione di uno stratega, fatta propria dal principe assoluto della morbosità mediatica: Bruno Vespa. Uno di quelli che fa spallucce e in fondo pensa: “parlate pure male di me purché ne parliate”

Allora la reazione potrebbe essere ignorare. E no! Perché mentre alcuni, alla luce di queste o similari analisi decidono di ignorare sia il libro del figlio di Riina sia l’intervista di Vespa, altri cascano nel circolo della morbosità. Si possono prendere le distanze dicendolo, parlandone e facendo un servizio per chi non si rende conto di essere solo una pedina dei media, audience, numero, soldi! E soldi brutti!