Archivi categoria: Fotografia

In memoria

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A volte accadono delle cose che ci rendono improvvisamente consapevoli del nostro ruolo. Fotografare è anche questo: avere a che fare con la morte. Quest’uomo non c’è più. Lo avevo fotografato ad ottobre ma non ne conosco neanche il nome. Con me era stato gentile. Sarà successo tante volte. Chissà se alcune delle mie Facce di Ballarò vivono ancora… Di quest’uomo l’ho saputo. Non c’è più. E nel mio piccolo proverò a farlo esistere ancora.

PolpolessoLab presenta… Palermo. Polaroid Art

 

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Palermo. Polaroid Art                                                  

di Anna Fici

30 Aprile – 12 maggio 2015

Galleria XXS – Via XX Settembre n. 13 – Palermo

Si tratta di una mostra su Palermo e i suoi dintorni che consta di ventidue originali Polaroid lavorati a mano in fase di sviluppo e di stampe Fine Art certificate dal marchio Digigraphie.

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5 Autori verso una Fotografia di Confine

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Verso una Fotografia di Confine
Rassegna fotografica a cura di Polpolessolab

30 Aprile – 25 giugno 2015

XXS aperto al contemporaneo

Via XX Settembre n. 13 Palermo

Verso una Fotografia di Confine è una rassegna fotografica che prevede un ciclo di cinque mostre che si inaugureranno tra il 30 aprile e il 25 giugno prossimi, presso la Galleria XXS di via XX Settembre n. 13 a Palermo. Continua la lettura di 5 Autori verso una Fotografia di Confine

Riflettendo su brani tratti da Bourdieu

Per una sorta di inerzia culturale, permane per certi ceti sociali la fama della fotografia di essere un mero indice e non un’icona. La permanenza di tale fama non dipende, come spesso si pensa, dalla dimensione tecnica. Spesso si sente dire che una attrezzatura più evoluta sortirà risultati migliori, ossia più fedeli alla realtà. Ma secondo  Bourdieu la corrispondenza tra fotografia e realtà dipende dal fatto che i fotografi occasionali, coloro che realizzano foto in famiglia o tra amici, fotografano le norme sociali. Sia nel caso delle fotografie fatte a persone, che comunemente negli usi sociali non si lasciano sorprendere dal fotografo ma si mettono in posa per l’occasione, sia nel caso di paesaggi o oggetti, in cui è il fotografo a predisporsi davanti all’oggetto secondo norme interiorizzate. La fotografia sembra oggettiva perché fotografa ciò che noi riconosciamo  come realtà ossia le nostre norme. Così come una volta ci si faceva fotografare ben impettiti, frontali e con il vestito della domenica, la fotografia continua ad essere espressione di una convenzione e/o  della desiderabilità sociale all’interno dei gruppi (oggi non più classi o ceti) che si differenziano da altri gruppi, utilizzando la fotografia, insieme a molte altre cose, come strumento di distinzione.

Da ciò soltanto si può comprendere la sospettosità verso l’istantanea rubata, che coglie l’attimo senza che noi possiamo pre organizzarlo.

 

Attendendo la vera Primavera

Queste fotografie, realizzate domenica scorsa al lago Poma nei pressi di Partitico (Pa), sono molto lontane dal mio modo di fotografare e da quello che solitamente mi interessa. Ma sono una dedica e un augurio che, un po’ per tutti, ma per una persona in particolare, esploda presto la vera Primavera! E poi l’estate… e che poi tutte le successive stagioni siano ricche di bellissime scoperte e realtà da esplorare con vivo desiderio!

Buon compleanno Letizia

Anna&Letizia

Il 5 marzo 2015 Letizia Battaglia compie ottant’anni e festeggia con una mostra al Teatro Garibaldi di Palermo. Questa volta non si tratta di una sua mostra: ha chiamato a raccolta i fotografi palermitani per raccontare insieme la città. Tra le foto pervenute verranno scelte quelle che entreranno a far parte del nascituro Centro Internazionale di Fotografia dei Cantieri Culturali alla Zisa della nostra città. La mostra resterà aperta fino al 20 marzo prossimo.

Ricordo gli anni in cui lei scattò delle foto per gli spettacoli di Michele Perriera di cui ero aiuto regia. In quella stessa piazza Maggione che ospita il Teatro Garibaldi, allora in stato di abbandono, si creò il set per le foto di Anticamera e di Qui è quasi giorno, due lavori di Michele Perriera. Erano anni IMPORTANTI! Forse non conoscerò mai più la sensazione di quanto fosse importante esserci e fare ciò che facevamo!!!

Anna

Fotografia e ritmo

 

Dal sito di http://humansofsicily.photo

La fotografia può imparare dal cinema? Anche se il cinema è arrivato dopo? O dalla buona letteratura? Credo di si! Se un film dovesse raccontare il pomeriggio a casa di una donna sola e triste avremmo: totale interno della stanza incasinata. Dettaglio di una coperta di pile sul divano e l’impronta di un corpo che si è appena alzato. Interno cucina. Dettaglio lavelli con piatti da lavare. Figura intera di una donna in tuta che entra in cucina. Dettaglio di una tazza con dentro una bustina di tè. Liquido fumante. Entrano in campo le mani della donna che afferrano la tazza. Inquadratura dall’alto della donna sul divano con il proprio tè. Dettaglio ciabatte a terra. Televisore che va per i cavoli propri. Ecc…
La letteratura lo farebbe con la costruzione delle frasi, con gli aggettivi… Questo sarebbe dare ritmo a un racconto, se il nostro scopo è raccontare qualcosa… Lo dico anche per le mie foto perché la tentazione estetica è sempre lì a fregarmi…

Mi è venuto da condividere questa riflessione perché recentemente mi è capitato di fare una benevola critica a Mary Cardamone e a Carlo Columba proprio sul ritmo. Le emozioni, beh, quelle ci sono se noi stessi siamo emozionati quando scattiamo. Ma un buon racconto che metta in luce e in successione gli elementi su cui vogliamo che vada l’attenzione del pubblico… è il minimo sindacale.

E come si fa a costruire un racconto con un tale ritmo? Conoscendo prima la situazione, quello che plausibilmente può accadere… Andando prima senza macchina fotografica… E’ la solita storia. Non si può passare, fare click, e sperare di avere qualcosa di valido ed emozionante. Ci sono eventi del tutto nuovi per noi, altri che contengono situazioni tipiche. Dovremmo provare a conoscere o a riconoscere la scena in cui ci muoviamo.

Le inquadrature che ho elencato, che raccontano una donna sola e triste a casa, forse sono un clischè, forse si può essere più originali di così… Naturalmente è solo un esempio.

Anna Fici

Prime riflessioni su humansofsicily.photo

Riporto quanto ho appena pubblicato su humansofsicily.photo di cui sono una dei fondatori.

Humans of Sicily Photo nasce dall’iniziativa di un gruppo di amici e fotografi che hanno voluto mettersi alla prova e mettere alla prova il vasto mondo della fotografia siciliana; non tanto sulla qualità fotografica – (anche ovviamente! Quest’ultima resta sempre il fine ultimo) – quanto sulla capacità di collaborazione e interazione creativa che possiamo essere capaci di mettere in atto. L’idea che ci ha ispirato era quella di una costante, sincera e sempre educata e costruttiva critica reciproca, affinché questo esperimento collaborativo ci portasse nel tempo ad un miglioramento del nostro approccio con questa straordinaria forma espressiva. Prima di indicizzare e pubblicizzare il sito, invitando alla partecipazione, abbiamo trascorso alcuni mesi a confrontarci sul concetto di Humans. Domande come: “Questo lavoro secondo te è humans?” sono state all’ordine del giorno tra di noi. Poi, recentemente, abbiamo capito che proseguendo così rischiavamo l’auto avvitamento. E abbiamo deciso di partire.

Partire è sempre un rischio. Nel caso specifico rischiamo l’amatorialità laddove desideravamo l’autorialità. Ma credo che questo rischio fosse un rischio calcolato, nel senso che abbiamo fin dall’inizio deciso di porre l’accento sul processo più che sui risultati immediati. Le foto postate dai partecipanti dovrebbero sempre essere seguite da una serie di commenti critici che, come in una lettura portfolio pubblica, possano servire al fotografo che le ha inserite così come a tutti i lettori. Dovremmo veramente fare lo sforzo di analizzare i perché del gradimento di un’immagine o, meglio ancora, di un lavoro fotografico, e i perché del mancato gradimento, abbandonando la cattiva abitudine, ereditata dallo stile di interazione dei social network, di esaurire il tutto in un “Bella!!!!!”, “Mi piace”, “Fantastica!!!!”, e di astenersi del tutto quando una cosa non ci convince. Solo così, e nella quantità dei lavori dei partecipanti che devono ancora crescere e crescere…, potremo trovare la qualità e l’autorialità e giungere al nostro primo traguardo che, come si dichiara nel Manifesto fondativo, potrebbe essere un libro.

Tra i fondatori di Humans si sono manifestate visioni diverse riguardo al metodo con cui procedere. Qualcuno ha sostenuto che per costituire MODELLO ALTO per chi si avvicina e chiede di partecipare avremmo dovuto avere una Galleria di lavori eccezionali o almeno molto buoni. In maniera che questo sortisse da parametro di riferimento, ideale a cui tendere…

In tutta onestà, tra le cose postate, forse l’eccezionale non c’è. Come avrete potuto notare, il sito presenta una Galleria in cui dovrebbe confluire il meglio di tutto ciò che viene postato e che in un primo momento finisce sotto il menù Contributi. Bene, è probabile allora che svuoteremo, in questa fase iniziale, la Galleria, ripartendo da zero. E mettendo in primo piano invece queste ed altre future riflessioni verbali. I Contributi continueranno ad essere raccolti e in una fase successiva verificheremo se tra ciò che è arrivato ci sono cose veramente meritevoli.

Su una cosa ci siamo trovati d’accordo: che Humans non può e non deve essere considerato come un fine ma come un mezzo. Cioè? Non si può pensare, se si tende a qualità e significatività, di leggere il Manifesto, farsi un’idea di quali temi rientrino in Humans, uscire, fare quattro o dieci foto, tornare a casa e metterle sul sito. Non si tratta di svolgere un compito ad hoc. Al contrario noi vorremmo raccogliere fotografi che stiano perseguendo una loro ricerca fotografica e che periodicamente ce ne regalino una suite.

Anna Fici

P.S: firmo questo articolo perché credo nella collaborazione, non nella spersonalizzazione. Si era discusso se lasciarli anonimi o meno. Io credo di volermi assumere la responsabilità delle mie convinzioni, senza nulla togliere al piacere del cooperare per un fine comune.