“La guerra” di Tony Gentile, raccontata dal suo curatore, Giuseppe Prode

UNA GUERRA
PREVENDITA EDIZIONE SPECIALE
150 cp. numerate + stampa orig

Tony Gentile – Davide Enia
con un racconto di Davide Enia

A cura di Giuseppe Prode

Fotografia e Memoria, queste le colonne portanti del libro. Reportage di Tony Gentile, che racconta il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fi no alla testimonianza diretta e inconsapevole di una guerra non dichiarata. Ma anche di una vita che scorre e colta nei momenti più diversi, intimi e divertenti. In parallelo alle fotografie di Tony Gentile, un racconto di Davide Enia accompagna – passo dopo passo – lo scorrere di una città e dei suoi abitanti che dal 1989 al 1996 hanno vissuto una realtà di sconvolgimenti politici, di violenza e di stragi mafi ose, ma anche di reazione e rabbia della società civile e dello Stato contro la straripante violenza. I fotogrammi, messi insieme uno dopo l’altro a distanza di 25 anni, ricostruiscono un piccolo frammento di storia del nostro Paese.
Fotografia e Memoria in questo libro permetteranno alle nuove generazioni di conoscere attraverso questo racconto, fatti e personaggi dei quali forse non si ha più ricordo e la cui conoscenza dovrebbe essere corredo fondamentale per un giovane e la sua crescita.

FINO AL 25 GENNAIO 2015 È POSSIBILE ACQUISTARE IN PREVENDITA A TIRATURA LIMITATA L’EDIZIONE SPECIALE DEL VOLUME DAL TITOLO PROVVISORIO “UNA GUERRA” AL PREZZO DI EURO 50,00.
Tiratura 150 copie numerate e autografate, con inclusa una foto originale firmata e stampata dall’autore su carta baritata 16×24, a scelta fra tre splendide immagini. (vedi qui in alto).

L’uscita del libro è prevista per fine gennaio 2015.
Da primavera nelle migliori librerie.

Per informazioni e prenotazioni:

http://www.postcart.com/libri-dettaglio.php?id=133&c

L’Arlecchino di Paolo Rossi

 

A Palermo lo scorso 4 dicembre 2014 Paolo Rossi ha incontrato alcune classi del Marco Polo (istituto tecnico statale per il Turismo), del Regina Margherita (istituto Magistrale) e dell’Umberto Primo (liceo Classico). Le ha incontrate al teatro Biondo dove tra il 28 novembre e il 7 dicembre ha presentato uno spettacolo incentrato sulla figura di Arlecchino, insieme a tre bravissimi musicisti, i “Virtuosi del Carso” (Alex Orciari, Stefano Bembi e Emanuele Dell’Aquila).

Il suo Arlecchino – ha spiegato ai ragazzi – è un ritorno allo Zanni pre-goldoniano: una figura tipica della commedia dell’Arte cinquecentesca del tutto libera da schemi, creativa e trasgressiva al massimo grado. E, avendo anche assistito allo spettacolo, mi sembra gli calzi a pennello.

Il dialogo con i ragazzi e con il corpo insegnante è stato informale, sciolto, quasi familiare. Si è raccontato anche come padre ed ha affrontato tutte le incertezze che caratterizzano il mondo giovanile, da osservatore, umorista e genitore.

Mettendo in contatto attraverso i sogni il mondo dei vivi e quello dei morti, l’Arlecchino di Paolo Rossi coniuga magicamente il presente e il passato. Ed è un personaggio dai mille colori, specchio ideale della nostra caotica e mal risolta multiculturalità.

Il suo piccolo ma vivacissimo corpo da mimo tiene insieme i tanti discorsi che lo spettacolo porta avanti; e sono molti i riferimenti alla nostra vita sociale e politica. Tuttavia il livello è decisamente diverso da quello della pura e semplice satira politica. Malgrado un largo ricorso all’improvvisazione e al dialogo con il pubblico, non è uno spettacolo di sketch, come spesso accade ai comici. Al contrario, è uno spettacolo molto ben cucito ed è decisamente  di ampio respiro, perché si congiunge con la tradizione del lontano Cinquecento ma anche a quella più recente dei suoi diretti Maestri: Dario Fo’, Enzo Iannacci, Giorgio Gaber e Giorgio Streller soprattutto. D’altra parte, è lui stesso a dichiarare che la satira politica oggi non ha più molto senso: “Non si può fare la parodia di una parodia”. “Anche il teatro politico – dichiara sollecitato da qualche domanda – oggi non avrebbe senso, e forse non è ha mai avuto nel senso che il pubblico che frequentava un certo tipo di teatro era già un pubblico di sinistra, un pubblico già sensibilizzato ai temi per esempio di Brecht”.

Le scuole presenti stanno vivendo o hanno recentemente vissuto dei periodi di autogestione, con la solidarietà dei loro insegnanti. Ma – mi racconta la professoressa Maria Antonietta Ferreri (che nelle foto fa l’appello nel foyer del teatro) – in un certo senso sentono appieno la pesantezza della propria impotenza, la triste sensazione che non ci sia nulla che loro possono veramente cambiare”.

Ma Paolo Rossi replica: “Possibilità di imprimere un cambiamento? Bisogna non prendersi troppo sul serio ma fare seriamente!”

Il giullare irriverente d’un tempo ha lasciato il posto ad un saltellante filosofo, che scherza sulla morte e con la morte per trovare e regalare un nuovo slancio verso la vita.

Anna Fici