Il collezionista di baci

Bagheria (Pa) 30.4.2014 – Giuseppe Tornatore ha scritto nel proprio cognome il suo grande destino: di essere fondamentalmente colui che torna, con sequenze, fotografie, parole, alle memorie che la proprie biografia abbraccia. E sono molte, sono ricche e dettagliate, perché – a detta degli amici che ieri erano tutti lì a villa Cattolica – “Peppuccio ha una memoria da elefante”.

da dx:Carapezza, La Iacona, Tornatore, Lo Medico. Foto:Lorenzo M.D\'Acquisto
da dx:Carapezza, La Iacona, Tornatore, Lo Medico. Foto:Lorenzo M.D’Acquisto

L’occasione è la presentazione di un libro che costituisce per il regista un appuntamento preso da tempo.

Jacques Perrin, il Totò adulto che, colmando una distanza che sembra ormai siderale, torna in occasione del funerale di Alfredo, il proiezionista che lo ha amorevolmente introdotto al cinema, che nella realtà di Peppuccio fu Mimmo Pintacuda, e che riceve in eredità tutte le sequenze che gli avevano imposto di tagliare, tutta una travolgente marea di vibranti, strazianti e coinvolgenti baci che nel film rappresentano l’amore che la vita, le scelte lavorative, le necessarie partenze, le volontà familiari, talvolta la nostra cecità, l’ostinazione, l’orgoglio ci hanno negato.

Lo Medico con Tornatore.Foto:Lorenzo M.D Acquisto
Lo Medico con Tornatore.Foto:Lorenzo M.D’Acquisto

Nell’introduzione al volume che ieri è stato presentato, fortemente voluto dai fratelli Vincenzo e Filippo Lo Medico (Vincenzo, purtroppo, non c’è più), un tempo esercenti del Cinema Nazionale di Bagheria, e dallo stesso Peppuccio, ed oggi edito da Mondadori, viene ricostruita la storia di quei baci che è poi la storia dello stesso regista e del suo capolavoro.

Scrive Tornatore: “A Bagheria, il mio paese di origine, accanto alla chiesa del Santo Sepolcro, c’era il cinema parrocchiale gestito da Padre Pintacuda. Ogni volta che si programmava un nuovo film, il parroco organizzava di mattina una proiezione privata solo per sé. Come è raccontato in “Nuovo cinema Paradiso”, appena sullo schermo apparivano scene che giudicava scandalose, immorali, provocanti, e i baci lo erano, il prete agitava una campanella”.